La dipendenza da Internet è in realtà un termine piuttosto vasto che copre un’ampia varietà di comportamenti, ai quali sottostanno da un punto di vista psicologico problemi nel controllo degli impulsi e difficoltà nel regolare gli stati emotivi dolorosi.

L’uso spasmodico di Internet, così come altre forme di dipendenza, può riflettere l’esasperazione e il dramma del momento: nell’incertezza ed imprevedibilità si ripiega su se stessi e su ciò che può dare un conforto immediato.

Il rifugio nel mondo virtuale sembra, soprattutto per i giovani, una via di fuga e di salvezza dalle minacce della vita reale, un anestetizzante della noia, della solitudine, dell’abbandono emotivo. In tal senso l’uso compulsivo di Internet non rappresenta tanto un sintomo, di cui liberarsi semplicemente, ma piuttosto un vero e proprio modo di essere nel mondo, per cui viene meno il senso di parlare di una persona ipoteticamente sana, sulla quale si sono innestati dei sintomi. Ecco perché su un piano terapeutico diventa importante cercare di comprendere il senso dei sintomi all’interno della molteplicità della persona, anziché tentare semplicemente di eliminarli.

Secondo Kimberly Young, studiosa americana, che ha fondato il Center for Online Addiction statunitense, esistono 5 tipi specifici di dipendenza online:

  1. Dipendenza cibersessuale(o dal sesso virtuale): gli individui che ne soffrono sono di solito dediti allo scaricamento, all’utilizzo e al commercio di materiale pornografico online, o sono coinvolti in chat-room per soli adulti. La stessa può accompagnarsi a masturbazione compulsiva (vedi anche la più generale dipendenza sessuale).
  2. Dipendenza ciber-relazionale(o dalle relazioni virtuali): gli individui che ne sono affetti diventano troppo coinvolti in relazioni online o possono intraprendere un adulterio virtuale. Gli amici online diventano rapidamente più importanti per l’individuo, spesso a scapito dei rapporti nella realtà con la famiglia e gli amici reali. In molti casi questo conduce all’instabilità coniugale o della famiglia.
  3. Net Gaming: la dipendenza dai giochi in rete comprendente una vasta categoria di comportamenti, compreso il gioco d’azzardo patologico, i videogame, lo shopping compulsivo e il commercio online compulsivo. In particolare, gli individui utilizzeranno i casinò virtuali, i giochi interattivi, i siti delle case d’asta o le scommesse su Internet, soltanto per perdere importi eccessivi di denaro, arrivando perfino ad interrompere altri doveri relativi all’impiego o rapporti significativi.
  4. Sovraccarico cognitivo: la ricchezza dei dati disponibili sul World Wide Web ha creato un nuovo tipo di comportamento compulsivo per quanto riguarda la navigazione e l’utilizzo dei database sul Web. Gli individui trascorreranno sempre maggiori quantità di tempo nella ricerca e nell’organizzazione di dati dal Web. A questo comportamento sono tipicamente associate le tendenze compulsivo-ossessive ed una riduzione del rendimento lavorativo.
  5. Gioco al computer: negli anni ottanta giochi quali il Solitarioe il campo minato furono programmati nei calcolatori ed i ricercatori scoprirono che il gioco ossessivo sul computer era diventato un problema nelle strutture organizzate, dato che gli impiegati trascorrevano la maggior parte del giorno a giocare piuttosto che a lavorare. Questi giochi non prevedono l’interazione di più giocatori e non sono giocati in rete.

Le fasi che conducono alla vera e propria patologia sembrerebbero due:

  • Fase Tossicofilica: caratterizzata dall’incremento delle ore di collegamento, con conseguente perdita di ore di sonno, da controlli ripetuti di e-mail, siti preferiti, elevata frequenza di chat e di gruppi di discussione, idee e fantasie ricorrenti su Internet, quando si è off-line, accompagnati da malessere generale;
  • Fase Tossicomanica: caratterizzata da collegamenti estremamente prolungati, al punto da compromettere la propria vita socio-affettiva, relazionale, di studio o professionale.

La sintomatologia sembrerebbe simile a quella osservata in soggetti dipendenti da sostanze psicoattive. Dall’evidenza empirica emerge, ad esempio, che usare giochi per il computer su internet crea una dipendenza simile a quella da cannabis o da alcool con, a livello neurologico, eccessiva produzione di dopamina nel prosencefalo, creando una ‘memoria del piacere’ nel cervello, che dà dipendenza, come accade per alcool e droghe leggere.

Griffith, nel 1997, sosteneva che le dipendenze da Internet condividono con le dipendenze da sostanze alcune caratteristiche essenziali:

  • Dominanza (salience): l’attività o la droga dominano i pensieri ed il comportamento del soggetto, assumendo un valore primario tra tutti i suoi interessi;
  • Alterazioni del tono dell’umore: l’inizio dell’attività o l’assunzione della sostanza provoca cambiamenti nel tono dell’umore, il soggetto può esperire un aumento dell’eccitazione o maggiore rilassatezza come diretta conseguenza dell’incontro con l’oggetto della dipendenza;
  • Tolleranza: bisogno di aumentare progressivamente la quantità di droga o l’attività per ottenere l’effetto desiderato;
  • Sintomi di astinenza: Malessere psichico e/o fisico che si manifesta quando si interrompe o si riduce il comportamento o l’uso della sostanza;
  • Conflitto: Conflitti interpersonali tra il soggetto e coloro che gli sono vicini, e conflitti intrapersonali interni a sé stesso, a causa del suo comportamento dipendente;
  • Ricaduta: Tendenza a ricominciare l’attività o l’uso della droga dopo averla interrotta.

Quando Preoccuparmi

I soggetti maggiormente a rischio hanno un’età compresa tra 15 e 40 anni, con un elevato livello di conoscenza degli strumenti informatici, isolati per ragioni lavorative (turni notturni) o geografiche, con problemi psicologici, psichiatrici o familiari spesso preesistenti. Il tipo di personalità predisposto a sviluppare tale disturbo è caratterizzato da tratti ossessivo-compulsivi, inibito socialmente, tendente al ritiro, per il quale la Rete rappresenta un modo per fuggire dalla realtà.

Non si diventa dipendenti da Internet improvvisamente: sembra che vi sia un percorso che l’utente debba compiere prima di entrare nella fase tossicomanica correlata a fenomeni psicopatologici. L’abituale navigatore di Internet può cominciare a mostrare un interesse sempre più ossessivo nei confronti della sua mail-box e di alcuni siti particolari. Successivamente può accadere che questo utente si appassioni sempre più alle chat ed ai gruppi di discussione, per i quali trascorre sempre più ore collegato a Internet.

Kimberly Young ha dato un notevole contributo alla comprensione di tale dipendenza, occupandosi dei disagi che l’utilizzo eccessivo della rete sembra comportare in alcuni soggetti più a rischio. Essa ha raccolto sempre più numerose testimonianze di persone che non riescono a scollegarsi dalla Rete, che vi trascorrono anche 10 ore al giorno, costruendosi una vera e propria vita virtuale sostitutiva dove incontrare altre persone, innamorarsi, giocare, lavorare, studiare: tutto questo, spesso, avviene a scapito della vita reale, causando problemi coniugali, il deteriorarsi dei propri rapporti sociali, una graduale quanto inesorabile chiusura autistica verso il mondo e la realtà.

Queste persone riferivano di manifestare ansia ed irritabilità se gli veniva impedito di navigare su Internet e quando erano scollegati, non vedevano l’ora di collegarsi di nuovo con la rete. Studiando questi “nuovi casi” di dipendenza da Internet, la Young riflette sulle caratteristiche di questo nuovo mezzo mediatico, che potrebbero favorire l’insorgenza di queste patologie. Innanzitutto l’accesso al Web è poco costoso ed il suo uso praticamente illimitato (è possibile, infatti, navigare di giorno e di notte, 24 ore su 24).

La Young individua nel desiderio di fuga una delle motivazioni principali che portano alla Internet dipendenza. Molti tra gli web abuser sono persone depresse e sole, insicure, ansiose e con una bassa autostima: attraverso Internet hanno la sensazione di poter sfuggire dalla loro realtà quotidiana vissuta come deludente. Dalla sicurezza ovattata della propria casa o del proprio ufficio si entra a far parte di una nuova comunità elettronica (le mailing list, le chat) dove si può fare amicizia immediatamente, attraverso nuove modalità di comunicazione che eliminano completamente la dimensione del corpo.

Rischi

L’esposizione ripetuta ed incontrollata al mondo virtuale può avere diversi rischi seri, provocando problemi socialilitigi coniugali, veri e propri sintomi di astinenzadiminuzione dell’efficienza scolastica o lavorativa.
Tutto ciò può riguardare soprattutto i giovanissimi, maggiormente “sprovveduti”, affascinati da questa meta ambita, che facilmente può trasformarsi in subdola calamita.

I principali rischi sono riconoscibili in tre categorie:

  1. I contenuti: possono essere pubblicati contenuti, come foto, video, immagini etc., inappropriati con chiari riferimenti ad esempio alla pornografia, alla violenza, al razzismo, alla pedopornografia. Tali contenuti possono elicitare comportamenti imitativi negativi o illegali, facilitare azioni dannose al ragazzo, costituire dei veri e propri traumi emotivi con conseguenze sul piano della crescita personale;
  2. I contatti: un rischio molto diffuso è quello di imbattersi nel processo digroomingusato da molti pedofili per adescare i minori attraverso l’uso delle nuove tecnologie e conquistare la loro fiducia fino ad arrivare a chiedere un incontro vis a vis. L’attività di grooming può durare anche settimane o mesi: l’adescatore tenterà in ogni modo di diventare un vero e proprio confidente del bambino, con l’obiettivo di ottenere un numero di telefono o invitandolo in chat video, confidando sull’anonimato che Internet e il cellulare gli garantiscono. A tale scopo, l’adulto può sfruttare i molteplici strumenti messi a disposizione dal web (chat, social network, istantmessanger, forum, giochi online, etc.) e dai telefoni (sms, mms), ricorrendo a lusinghe e raggiri, approfittando dell’ingenuità, dell’inesperienza e dell’immaturità del suo giovane interlocutore. In tal senso, l’adescatore potrebbe anche usare immagini pedopornografiche per normalizzare la relazione tra adulto e minore, oppure il ragazzo potrebbe essere spinto ad inviare immagini sessualizzate di sé. Altro rischio sempre più diffuso è quello relativo alla diffamazione attraverso social network e chat. Il mondo del virtuale sembrerebbe il mondo del possibile, dove poter pubblicare tutto di tutti, senza limiti morali né consenso da parte della persona bersaglio, in un’ottica quasi di normalità. In realtà, ciò che molti non sanno o che viene sottovalutato è che parlar male o pubblicare foto imbarazzanti di un compagno o di un insegnante su un canale virtuale costituisce reato (vedi sez. vademecum legale).
  3. I commerciali: i bambini potrebbero ricevere offerte online di prodotti o servizi che possono esporre loro e le loro famiglie a minacce alla privacy, a frode o a furti d’identità.

I giovani non sempre applicano alle loro esperienze su Internet gli stessi atteggiamenti prudenziali, che hanno nei confronti delle relazioni interpersonali. La relazione online non facilita la consapevolezza dei rischi da parte di bambini; essa rimane più aleatoria, non ha confini precisi, è indefinita e, di fatto, più difficilmente comprensibile e controllabile.

Internet garantendo, inoltre, la formula dell’anonimato o, quantomeno, permettendo la possibilità di rifugiarsi dietro una falsa identità, infonde un senso di sicurezza ed impunità ai suoi frequentatori.

Cosa Fare?

Buone prassi per prendersi cura di se stessi.

  1. Chiedere aiuto: parlare con qualcuno di fiducia di cosa ci sta accadendo, dei cambiamenti che notiamo o semplicemente di come ci sentiamo in questo momento;
  2. Rivolgersi ad un esperto o un servizio pubblico di assistenza;
  3. Percorso di psicoterapia individuale o gruppi di auto-aiuto, specializzati nell’offrire accoglienza e sostegno per problemi di questo tipo.

A CHI RIVOLGERSI

Nei territori di residenza una prima risposta può essere fornita dai Centri di Salute Mentale delle Aziende Sanitarie e dai Dipartimenti Dipendenze Patologiche, che possono fornire preliminari informazioni e indicazioni.